Metodo di lavoro

DIVISORE

Prima di conoscere la malattia bisognerebbe conoscere la persona che la porta.
(Ippocrate)

 

Metodo di lavoro - Gaetano, Massimo Barrale - Psicologo e Psicoterapeuta PalermoSpesso chi si rivolge ad uno psicoterapeuta non sa esattamente di cosa ha bisogno. Le possibili risposte ad una richiesta di aiuto da parte di uno psicoterapeuta sono molteplici e dipendono dal grado di malessere di cui fa esperienza chi richiede la consulenza: a volte può essere sufficiente una consulenza, oppure una serie di incontri di sostegno psicologico, in molti casi può servire una serie di incontri approfonditi e strutturati atti a modificare comportamenti e aspetti salienti della personalità, ossia una psicoterapia, in altri ancora una prescrizione farmacologica, e non di rado una prescrizione farmacologica unita a una psicoterapia.

Generalmente il primo contatto avviene per via telefonica. La telefonata, dunque, è il primo passo imprescindibile all’avvio di una relazione che possa essere di aiuto o di inquadramento diagnostico. Durante la telefonata lascio a chi mi chiama la decisione sul fornirmi qualche breve indicazione generale su di lui e sulle ragioni che lo portano a richiedere una consulenza psicologica. Se chi chiama vuole raccontarmi qualcosa su di sé e sul perché mi ha chiamato lo ascolto, se preferisce invece rimandare questo momento e limitarsi esclusivamente al fissare un appuntamento con me va bene lo stesso.

Il lavoro psicologico non interviene nell’emergenza e non opera con urgenza pertanto il primo appuntamento in studio rappresenta l’avvio di una serie di incontri preliminari, orientativi e di conoscenza (solitamente non più di quattro) al fine di individuare al meglio il percorso di cui necessita la persona che mi contatta. Quando uno psicoterapeuta ad orientamento dinamico conduce un colloquio clinico cerca prima di tutto di farsi un’idea della personalità del paziente, poi di valutare i suoi punti di forza e di debolezza e il suo funzionamento globale, e solo nel momento in cui si trova all’interno di quel contesto cerca di capire i sintomi. Per queste ragioni durante questa prima fase di conoscenza cerco di capire non solo quali sono le ragioni che hanno portato una persona a richiedere aiuto, ma anche il momento evolutivo che la persona sta attraversando, i contesti familiari, amicali, lavorativi che la circondano, la storia passata e la progettualità futura.

Questo “tempo di conoscenza” non è utile solo al professionista, in quanto raccolta di informazioni; io lo penso e lo propongo a chi mi contatta come occasione di reciproca conoscenza. Credo, infatti, che la relazione psicoterapeutica possa essere efficace e risolutiva soltanto se entrambi i protagonisti, psicoterapeuta e paziente, sentono di stare a proprio agio l’uno alla presenza dell’altro e condividono la fiducia reciproca nel perseguire obiettivi comuni. In altri termini, mentre lo psicoterapeuta raccoglie dati per progettare un’ipotesi di trattamento, il paziente deve sfruttare il “tempo della conoscenza” per valutare il professionista non solo per quanto attiene le sue competenze tecniche, ma soprattutto da un punto di vista umano (banalmente: “mi sento di affidarmi a questa persona?”).

Al termine di questa fase sarà mia cura indicare quale percorso reputo più opportuno per la persona (o coppia, o famiglia) che ha richiesto la consulenza, considerando la sintomatologia, la personalità, il contesto sociale in cui vive e altri elementi. Per cui si potrà proporre:

  • un percorso di sostegno psicologico (al fine di attivare le risorse interne che servono affinché il paziente possa mettere in atto un cambiamento);
  • una psicoterapia psicoanalitica orientata ad occuparsi dei vissuti di disagio e malessere provati dal paziente e degli eventuali sintomi che impediscono alla persona di provare benessere;
  • oppure si potrà inviare il cliente ad un altro professionista (psichiatra) per una prescrizione farmacologica da affiancare o meno ad un percorso di sostegno psicologico o ad una psicoterapia.

Ovviamente la scelta ultima spetta al paziente.  Se terapeuta e paziente decidono di iniziare un percorso di psicoterapia psicoanalitica insieme valuteranno gli obiettivi e il setting più efficace per raggiungerli (psicoterapia individuale, di coppia, familiare). Infine il terapeuta illustrerà la cornice entro cui si svolgerà il lavoro: frequenza delle sedute, orario, costi, assenze, ferie.

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